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I kimono di Yugiri II

L’etimologia della parola kimono significa ki – da kiru, letteralmente “vestire – mono cosa” e soprattutto dal diciannovesimo secolo è utilizzata per distinguere gli abiti giapponesi da quelli occidentali.

Chi lo indossa non esalta le curve del corpo ma il movimento fatto di grazia e armonia che bene si riflette nei colori dei tessuti che già nell’antichità traevano origine da oltre duecento combinazioni.

Tessuti e colori ricevono una forte influenza dalla Cina con la scoperta delle tecniche della tintura e rispecchiano le stagioni e le loro caratteristiche, rivelando un profondo legame dei giapponesi con la natura circostante.

Nel periodo Edo nascono le geishe, e gli attori di Kabuki lanciano nuove mode, ma è soprattutto la geisha che rappresenta l’archetipo della cultura giapponese, eguagliando la fama dei samurai. E insieme rappresentano sentimenti forti alla base della cultura giapponese da tempi immemori.

Uno di questi, Iki, è l’eleganza più raffinata verso cui ogni persona d’onore dovrebbe tendere, un’etica di comportamento che si fa stile di vita e modello di pensiero: è seduzione per la geisha ed energia e forza per il samurai.

La bellezza è sempre nascosta e secondo l’Iki, nulla deve essere ostentato perché lo svelarsi con calma è un regalo per gli altri.

Ecco perché la donna di corte giapponese indossa dodici abiti e più, uno sopra l’altro, rendendo maggiormente sensuale lo svelamento ed aumentando il suo prestigio e il rango.

La caratteristica forma a T del kimono consente la lettura dei simboli, della storia e della fusione dei colori che rendono i kimono tradizionali pezzi unici, osservabili prima dal retro e poi di fronte.

Prima che il Giappone nel 1873 adottasse il calendario gregoriano, l’andamento dell’anno ed il susseguirsi delle stagioni si avvaleva dell’antichissimo sistema cinese, secondo cui il capodanno coincide con l’inizio della primavera e della nuova luna.

Il Giappone ha trasferito la rappresentazione dei colori delle stagioni su uno schermo quotidianamente osservato: il kimono. Ecco allora che il colore esterno bianco e l’interno rosso indicano la stagione fredda, mentre il lavanda fuori e il blu dentro indicano la primavera.

L’obi è la fusciacca di broccato o seta, dai colori sgargianti speculari ai colori del kimono, che si avvolge più volte attorno alla vita (la sua lunghezza può arrivare anche a 4 metri e 20 centimetri).

È l’obi che consente di regolare la lunghezza del kimono perché è sotto la fusciacca che, attraverso il ripiegamento del tessuto, si allungano o si accorciano i quattro pannelli che lo costituiscono. Il ricercato tessuto dell’obi aggiunto ai circa 13 metri di tessuto per il kimono, ai ricami, ai disegni e alla lavorazione rigorosamente eseguita a mano, ne giustificano ancora ai giorni nostri il costo.

Troveranno spazio dunque, nelle seguenti pagine, gli otto kimono – sette da cerimonia e uno da casa, appartenuti a Yughiri II – Nebbia del tramonto – regina delle geishe.

Completano la mostra gli immancabili ornamenti per capelli, spilloni e pettini.

Il più sentito ringraziamento a Yusunori Gunji e alla sua attenta cura, che ha consentito a questa preziosa collezione di giungere oggi a noi.

 

In Japanese culture there are ancient concepts that evoke archetypical figures.

 Iki stands for refined elegance, that which every honorable person should aim for, thereby making it the behavioral ethic.

According to Iki nothing should be flaunted because to unveil oneself quietly is a gift to others.

Geishas and their kimonos are therefore observed from behind, and it is for this reason that we will first show the back and then the front of each kimono. According to an ancient tradition, which was followed until 1873, the Japanese New Year coincided with the beginning of spring. For this reason we have decided to present the 8 kimonos – 7 of which were worn for special ceremonies and 1 for daily use, each to be worn for a different season – starting with the representation of spring.

 These beautiful outfits and matching hair wear belonged to Yugiri II, ”Sunset Mist”, and they have come to us thanks to the loving care of Yusunori Gunji, to whom we offer our sincerest thanks.